Dopo un inverno passato tra competizioni ben più prestigiose di quelle continentali giovanili, torno a scrivere su questo blog con un progetto al quale tengo molto. Un progetto collettivo che si propone di raccontare aneddoti ed esperienze del passato vissute da giocatori normali, da ragazzi come tutti. Raramente qui sentirete parlare di grandi gesta su grandi palcoscenici, però l'idea è quella di raccontare esperienze importanti all'interno di carriere "normali", che siano finali di Promozione o UISP. E oggi iniziamo proprio con una finale solo sfiorata: è il turno del mio amico Matteo Arsti, attualmente giocatore della Pallacanestro Stradella in Serie D, ma che durante la sua carriera giovanile ha sfidato anche gente del calibro di Federico Mussini. Sì, quello. Oggi ci parla di quella volta che, insieme a tanti altri ragazzi di Pavia, arrivarono a un passo dalle Finali Nazionali.
Siamo
nell’Aprile del 2011 quando mia mamma torna a casa dicendomi che è stata
contattata dal Responsabile della Pallacanestro Pavia, società per la quale
disputavo l’umilissimo campionato provinciale Under 15, e che le era stata
proposto di mandarmi con i ragazzi dell’U17 (annata ’94-’95) a giocare le Fasi
Interzona di Cecina. Per chi non lo sapesse queste fasi consistevano in una
serie di concentramenti, 8 per la precisione, sparsi per l’Italia, composti
ciascuno da 4 squadre, le prime 2 squadre di ogni classifica accedevano alle
tanto ambite Finali Nazionali.
Io, ragazzo
14enne, che avevo affrontato al massimo qualche trasferta nel milanese, avevo
la possibilità di fronteggiare i migliori talenti italiani o quantomeno una
parte di questi. La mia risposta è ovviamente affermativa e, sotto le varie
raccomandazioni materne, il 13 Maggio, in auto con coach e un paio di compagni,
si parte alla volta di Cecina. Giunti all’hotel, dopo un estenuante viaggio,
non abbiamo neanche il tempo di prepararci che dobbiamo già scendere in campo,
prima giornata contro il Bears Basket Mestre. Partita tirata per tutti i 4
quarti, ma alla fine la spuntiamo di 3, 59-56, io 40’ di panca, ma ero già
contento di essere lì e volevo godermi ogni singolo istante. Alla sera
finalmente ci assegnano le camere e io capito con Steven, che poi diventerà un
mio grande amico e compagno di avventure sul campo.
Al mattino
seguente ci svegliamo, colazione, un piccolo allenamento, soprattutto di tiro,
e al pomeriggio si gioca contro la Trenkwalder Reggio Emilia, squadra che come
noi aveva vinto la prima gara e nella quale militavano giocatori come Federico Mussini
(ora in Serie A1 a Pesaro) e il fratello di Niccolò Melli (Ala dei New Orleans
Pelicans). Ma stop un attimo, non ero mica io il fratello di Nik?!
Giunti alla
palla a due, la partita, però, dura solo 10’, la squadra Emiliana dal secondo
quarto prende in mano le redini della gara e non le molla più surclassandoci
73-33, ma gli aneddoti che ho per questa partita riguardano la schiacciata
sbagliata dal (vero?) fratello di Melli in contropiede stampandosi
clamorosamente sul ferro… CHE FIGURA DI M… (direbbe Emilio Fede) e il mio esordio in
campo con 1 palla toccata e 2’ giocati, bene ma non benissimo.
Dopo questa figuraccia,
la sera si riempie comunque di eventi epici, tra i quali uno scherzo fatto al
dormiente Steven, da me e il top player Iris Ikangi (oggi in forza alla Happy Casa
Brindisi in Serie A1), che si ritrovò clamorosamente il dentifricio sparso su tutto il corpo!
La mattina
seguente dovevamo affrontare la gara decisiva contro la Sport Management Latina
per il passaggio alle finali e come giusto che sia è stata anche la più bella
delle partite.
Si arriva a
30’’ dalla fine sul -4 e qui tocco da maestro di Andrea "Bana" Banin che si inventa un gioco
pazzesco da 4 punti (canestro da 3 con libero aggiuntivo) e si va pari. Sul
ribaltamento di fronte i nostri avversari segnano il +2 e noi abbiamo l’ultimo
tiro. Timeout, si disegna lo schema. Palla a Stefano "Teto" Poggi che si gira e prova uno dei
suoi classici tiri a tabellone, solamente che la palla tocca il ferro ed esce.
Siamo fuori.
Al ritorno
in auto i volti sono tristi e delusi, ma io, dentro di me sapevo di aver
vissuto un’esperienza unica che mi porterò sempre nel cuore.
Matteo A.


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