TABELLINI
ITALIA: Del Pero 2, Fassina 9, Madera 15, Orsili 13, Trucco 6, Conte, Decortes, Ianezic, Pinzan ne, Smorto, Toffolo ne, Verona 25.
RUSSIA: Kozhukhar 19, Ogun 9, Stolyar 9, Zaitceva 11, Zotkina 11, Ignatova 2, Komarova 6, Kuchina, Matveeva, Pleskevich ne, Repnikova, Zvereva.
Prima di tutto, al di là dei campanilismi e della giusta esaltazione del caso: che finale. Italia e Russia hanno dato vita a una partita di altissimo livello. Difese intense ed attacchi che hanno espresso un ottimo livello di pallacanestro, con movimenti e letture più che mera esecuzione dei set offensivi. Complimenti ad entrambe le squadre, ma soprattutto complimenti alle nostre ragazze.
La partita è stata combattuta sin dalle fasi iniziali: nessuna delle due squadre è riuscita mai a scappare realmente. Le due squadre si sono date battaglia per 40 minuti e, alla fine, a risaltare e a fare la differenza sono state le prestazioni individuali. In particolare quella di Costanza Verona, autrice di 25 punti e del canestro con il quale ha, di fatto, deciso la partita firmando il 68-67 a pochi secondi dalla fine. In quel canestro c’è tutto: c’è la determinazione di una ragazza che ha disputato un Europeo in crescendo, superando le difficoltà iniziali ed ergendosi a leader di questo gruppo. C’è la tecnica, perché trovare un modo per segnare contro un’ottima difesa dell’avversaria russa, che l’aveva chiusa sul fondo, svitandosi così su quel piede perno e lanciando in cielo una palla che ha disegnato una parabola perfetta non è cosa da tutti. C’è il coraggio di prendersi delle responsabilità importanti, anche se era ormai chiaro che fosse la sua partita, visto che, di canestri difficili, prima di quello, ne aveva messi altri, tenendoci spesso a galla in momenti non facili.
Aveste chiesto agli esperti e agli addetti ai lavori chi fossero le favorite per questo Europeo Under 20 in ben pochi vi avrebbero risposto Italia, all’inizio della competizione. Ancora in meno vi avrebbero dato questa risposta al termine delle prime due partite del girone, perse con Olanda e Francia. Da lì in poi, però, questa squadra ha cambiato marcia. Ha saputo affrontare le difficoltà, sganciandosi dalla “dipendenza” da Martina Fassina, che rimane la giocatrice con più talento di questo roster, ma trovando in altre ragazze le protagoniste che non ti aspetti. Oltre a Verona, che comunque ha delle qualità e che si merita di giocare una stagione di Serie A1 da protagonista, a risaltare sono state due giocatrici. La prima è Sara Madera, lunga classe 2000 della Reyer Venezia. Solida, imponente, una lunga vera, con movimenti in post di altissimo livello e un tocco vicino a canestro che non si vedeva da tempo per una lunga italiana. Madera, però, sa colpire anche da fuori, come dimostra anche la bomba messa a segno in finale. Insomma, una giocatrice completa, leader silenziosa, ma sempre presente in tutti i momenti importanti del nostro torneo.
La seconda giocatrice emersa in modo inaspettato è la più piccola di questo gruppo: Alessandra Orsili. Playmaker del 2001, già leader assoluta delle Under 18 campionesse d’Europa poche settimane fa, Orsili si è conquistata il suo spazio minuto dopo minuto in un Europeo giocando in crescendo e con sempre più personalità. Dalla fine della fase a gironi in poi è andata sempre meglio: 14 punti contro la Repubblica Ceca agli ottavi, 6 contro la Spagna ai quarti, 9 contro la Francia in semifinale e 13 per coronare l’impresa nella finale di poco fa. Orsili è la migliore promessa italiana nel ruolo di playmaker perché a doti tecniche sopra la media abbina un cuore, una grinta e un carattere che non tutte hanno e che, soprattutto, non si insegnano. Sempre la prima a buttarsi su ogni pallone, giocatrice di grande intelligenza, che anticipa le giocate delle avversarie per trovare un vantaggio. Pensare che sia in una fase così avanzata a soli 17 anni fa venire l’acquolina in bocca per un futuro del quale l’esterna di Civitanova sarà senza dubbio protagonista.
Ci addentreremo ulteriormente nelle analisi personali in seguito, ma per ora l’ultimo applauso va fatto a coach Sandro Orlando. Non lo conosco personalmente, ma da quello che ho potuto notare guardando le partite in streaming mi viene da dire che Sandro Orlando sia un uomo estremamente equilibrato. Mai un urlo insensato, gestione dei time out molto tranquilla, ma al tempo stesso con tono deciso e rassicurante per le proprie giocatrici. A livello tattico ha impostato una squadra difensivamente preparata, che ha concesso sempre poco alle proprie avversarie, con un sistema principalmente basato sui cambi e con rotazioni puntuali. In attacco, come detto, oltre a set offensivi che coinvolgevano sia le lunghe sia le esterne, mi è piaciuto come la sua squadra non si limitasse al compitino, ma sapesse sfruttare i vantaggi che si creavano leggendo le situazioni di volta in volta.
Complimenti anche alla Russia, che si è dimostrata un’ottima squadra. Il loro punto di forza assoluto era il settore lunghi, Kozhukar su tutte, e in effetti abbiamo sofferto molto la loro dinamicità e la loro doppia dimensione, sia esterna sia interna. Hanno saputo muovere molto bene la palla, attaccando con precisione, ma alla fine, come a tutte le avversarie dell’Italia dalla seconda fase in poi, è stata una questione di testa, di cuore e di anima. L’Italia non è stata la squadra più preparata tecnicamente, e nemmeno la più talentuosa, ma è stata un esempio perfetto di come, nel basket, molto spesso conti più l’aspetto mentale e la forza del gruppo rispetto al valore dei singoli. Brave ragazze.

Commenti
Posta un commento